![]() |
Servizio Specialistico per la Didattica del Dipartimento di Scienze Medico Veterinarie |
| Home | ![]() |
|
![]() Università degli Studi di Parma Enrico Cabassi · Gaetano Liuzzo Centocinquanta anni dalla riattivazione
![]()
SOMMARIO
Anno di pubblicazione: 1995
PrefazioneDue anni prima della sua morte, Maria Luigia Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla riaprì a Parma le Scuole Medico-Chirurgiche Veterinarie o Scuola di Veterinaria che venne inaugurata il 21 Novembre 1845 ed è tuttora operante, dopo la sua trasformazione prima in Istituto Superiore di Veterinaria e poi in Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi. L'insegnamento di Veterinaria a Parma ad un livello elevatissimo di Ateneo è infatti precedente e risale a ben trenta anni prima. Maria Luigia, immediatamente dopo la sua entrata nel Ducato, aveva istituito una cattedra di veterinaria presso la Facoltà Medico-Chirurgica-Farmaceutica dell'Ateneo parmense. È del 1815 la Prolusione letta dal prof. Luigi Benvenuti sulla Università di Parma all'apertura della Scuola di Veterinaria che, sia pure con un intervallo, fu operante fino al 1840. Gli ottimi risultati raggiunti spinsero ad aumentare i docenti che, nel 1843, ebbero due cattedre, di Medicina Veterinaria e di Chirurgia Veterinaria, aggregate alla Facoltà di Medicina dell'Università, prima di passare, nel 1845, nelle riaperte Scuole Medico-Chirurgico Veterinarie o Scuola di Veterinaria di cui nel 1995 è stato celebrato il centocinquantesimo anniversario. L'insegnamento veterinario parmense, per centottanta anni, è sempre stato strettamente connesso all'Università degli Studi; altrettanto antichi sono i legami che lo uniscono alla società ducale prima, nazionale poi e mondiale ai giorni nostri. Sempre originali sono state le conoscenze e le competenze che si sono sviluppate prima nella Scuola di Veterinaria e poi nella Facoltà di Medicina Veterinaria.
Queste condizioni hanno caratterizzato le manifestazioni con le quali è stato celebrato il 150º anniversario della riattivazione dell'insegnamento medico-veterinario a Parma.
Nascita delle scuole di veterinaria in Italia
Le istituzioni poste a far fronte alle epizoozie furono in Italia gli Uffici o Magistrature di Sanità, sorti a partire dal XV secolo in seguito all'incalzare dell'epidemia di peste umana del 1347-51, e presi in seguito a modello da altri Stati europei nell'organizzazione sanitaria moderna. Le Magistrature di Sanità avevano il compito di suggerire ed imporre le misure terapeutiche e profilattiche nei confronti delle epizoozie "istruendo" con le grida e gli editti i maniscalchi che operavano sul territorio. Cronologia dell'istituzione degli insegnamenti di Medicina veterinaria
Prodromi della scuola Poiché all'origine di ogni istituzione esistono sempre dei prodromi che ne preparano l'avvento, il Ducato di Parma, memore della grave epizoozia occorsa nei bovini qualche lustro prima, tornato ricco di bestiame non poteva rimanere indifferente a questo richiamo. Fu così che nel 1770 anche Ferdinando I di Borbone, allora Duca di Parma, sentì la necessità di istituire l'insegnamento della Zooiatria, e allo scopo, a spese del Governo, dietro suggerimento del primo ministro Guillaum e Léon Du Tillot, inviò ad Alfort, la cui Scuola era già famosa in tutta Europa, un diciannovenne studioso parmigiano, nato da genitori francesi al servizio di Don Ferdinando, Giuseppe Orus (1751-1792), già Aurus, affinché dopo aver appreso le arti veterinarie, fosse in grado poi di insegnarle in patria.Come riporta Delprato, l'Orus, già perito chimico ed esperto botanico, si dimostrò particolarmente incline agli studi di Veterinaria, facilitato in ciò, oltre che dalla perfetta conoscenza della lingua francese, dalla buona esperienza ippiatrica, acquisita dal padre, ispettore delle scuderie del Ducato parmense. Ebbe lodevoli encomi dal Bourgelat, direttore della Scuola di Alfort, che ne elogiava l'impegno, le capacità, nonchè l'indole altruistica. A onor di vero, ancor prima del 1770, sempre su consiglio del Du Tillot, riformatore sapiente e geniale, sensibile ai problemi zooiatrici, il Governo di Parma aveva inviato a Parigi altri due giovani per apprendere la medicina comparata, ma essi tradirono le speranze del primo ministro. Dopo tre anni l'Orus, conseguito il diploma di Zooiatria, tornò in patria, ma ebbe la sgradita sorpresa di veder mutati gli indirizzi governativi con l'abbandono di ogni progetto per l'insegnamento veterinario in Parma. Il programma di riforma voluto dal Du Tillot, basato su "nouveau droit, nouveau rang, nouveau maitre et nouvelles lois" in campo economico e culturale, produsse infatti grande scontento nel clero e negli uomini di corte, per cui il primo ministro divenne inviso al Duca e fu costretto ad abbandonare frettolosamente il Ducato. L'Orus perse così il suo principale interlocutore e sostenitore e accettò quindi di buon grado, nel 1776, il compito offertogli dal Senato della Serenissima Repubblica Veneta di dirigere la Scuola veterinaria di Padova. Torna utile ricordare che nonostante l'affronto subito, l'Orus, che si definiva sempre "cittadino parmigiano", conservò grande amore per la sua città e quando fu richiamato dal Governo ducale per far fronte ad una grave epizoozia che si era manifestata in numerose bovine di una stessa stalla, fu sollecito nel rispondere. Scrive l'Orus che al Suo arrivo in stalla erano morte sette bovine e due erano agonizzanti. Queste ultime furono uccise e rivelarono all'esame necroscopico "il polmone sinistro impregnatissimo, aderente alla faccia interna della cavità tutta per mezzo di un fungo giallastro e tenace, che ne riempiva l'esteriore superficie alla grossezza di un dito". Dall'insieme delle lesioni osservate egli aveva "fatto congetture essere quella malattia una polmonea". Ritenendo che si potesse trattare di una malattia contagiosa chiese il consulto del prof. Girardi, un eminente anatomico della Facoltà di Medicina dell'Ateneo parmense, e insieme si accordarono di mettere a contatto per un mese una bovina sana di un altro allevamento coi soggetti ammalati. Al termine della prova, constatato che la bovina sana non aveva contratto alcuna affezione, ritennero che la malattia occorsa nella stalla non fosse di natura contagiosa, risollevando gli allevatori del comprensorio che erano particolarmente preoccupati per il loro bestiame. Gli scrittori che ebbero a parlare dell'Orus lo collocarono fra gli uomini più colti e più valenti nell'insegnamento e nella pratica veterinaria, giudicandolo benemerito della Veterinaria per le molte opere scritte e per i numerosi allievi da lui educati nella scienza e nella professione. L'Orus purtroppo impartì l'insegnamento per pochi anni perché morì prematuramente nel 1792. Per oltre quarant'anni a Parma non fu più riproposto l'insegnamento della Zooiatria, tuttavia occorre tener presente che l'interesse per l'istituzione di una Scuola di Veterinaria nel Ducato non fu mai completamente abbandonato, quantomeno in tema di edilizia scolastica. Come riporta Ballarini (1989), infatti, in uno dei concorsi annuali banditi dall'Accademia Reale di Belle Arti di Parma, più precisamente nel concorso di Architettura relativo all'anno 1793, il tema tecnico proposto riguardava: "Una fabbrica ad uso di Scuola Veterinaria" seguita da alcune ben definite indicazioni di svolgimento che riportiamo: "Dovrà l'edifizio essere disposto e distribuito in modo che dia luogo all'alloggio di un Direttore, di un Professore Maestro dell'Arte teorica e pratica, di dodici alunni, uno speziale, di un maniscalco, di un cavallerizzo, di un cappellano, e dei necessari inservienti, tanto per le Camere civili, quanto per li rispettivi bassi uffici. Oltre le camere di abitazione, della sala di compagnia, del refettorio e dei luoghi per gli opportuni uffici, vi saranno due sale destinate alle lezioni di teoria e per le anatomiche dimostrazioni. Sarannovi una spezieria munita degli opportuni accessori per la manipolazione e preparazione dei rimedi, convenienti cortili per le differenti officine necessarie a quest'Arte, una cavallerizza coperta, una scuderia capace di ottanta cavalli, e due altre più picciole per quelli che sono presi da malattia attaccaticcia, che dovranno essere segregati dagli altri che godono di convalescenza, correlandole di tutti quei comodi che servono al mantenimento dei cavalli, vale a dire di fontane, di alcuni fienili e di qualche rimessa; né vi manchi una cappella per gli esercizi di religione". I progetti presentati furono ben nove e tutti degni di menzione. Per le suggestive impostazioni architettoniche risultò vincitore Lorenzo Fontana di Muggio e secondo il parmigiano Giuseppe Rasori. Dal suddetto bando, (ora in qualche punto anacronistico) emergono alcune considerazioni tuttora moderne, piene di buon senso e lungimiranza, quali un numero programmato di allievi (in ordine ad un rapporto ottimale docenti/discenti), le strutture adeguate, ed una congrua disponibilità di animali per la didattica e soprattutto per la pratica professionale. Come dice Ballarini: "Sono concetti questi che a chi è attento alla vita universitaria non sono mai sfuggiti, ma che sono stati dimenticati da molti politici o politicanti, con le conseguenze che tutti hanno sotto gli occhi". Nel 1814, cessato il Governo napoleonico, restituiti all'antica Università parmense il nome, i beni, i possedimenti, nonchè l'assoluta indipendenza dall'Università di Parigi, il provvido e lungimirante Governo del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, retto da Maria Luigia, moglie di Napoleone I, sotto la guida del primo ministro Francesco Magawly Cerati, decretò il riordinamento dell'Ateneo parmense ed ai vecchi insegnamenti ne aggiunse dei nuovi, tra i quali l'Istruzione veterinaria. Ad occupare la cattedra di tale insegnamento zooiatrico, fu designato un giovane reggiano, già ripetitore di clinica veterinaria nella Scuola superiore di Milano, il professor Mario Luigi Melchiorre Benvenuti (1789-1839). Questi in realtà, dopo aver compiuto con ottimo profitto gli studi liceali, aveva studiato Veterinaria nella Scuola di Milano dove si era diplomato zooiatra nel 1810. E' certo che il 2 novembre 1814 il prof. Benvenuti fu chiamato a far parte della Facoltà Medico-Chirurgica-Farmaceutica parmense con la qualifica di professore di Medicina veterinaria per iniziarvi il corso di istruzione veterinaria. Il successo ottenuto nell'insegnamento della Veterinaria condusse la Facoltà medica a promuoverlo nel 1818 all'onore della laurea in Medicina umana. Fin dall'epoca in cui fu istituito l'insegnamento della Veterinaria, l'Università fece presente al Governo ducale la necessità di avere attrezzature e locali idonei anche al ricovero ed alle cure degli animali ammalati, proponendo come sede della Scuola veterinaria il Maneggio di Santa Caterina (l'attuale Giardino S.Paolo, in via Pietro Giordani) dotato di scuderie e di locali adeguabili alle esigenze didattiche e di pratica zooiatrica. Il progetto però non suscitò grande interesse presso le autorità governative del tempo, in quanto si riteneva più utile insegnare ai giovani l'arte del cavalcare che istruirli alla professione veterinaria. Successivamente la scelta cadde sulla cosiddetta "Fabbrica delle carrozze" (attualmente sede del Dipartimento di lingue e letterature straniere), un edificio posto sulla strada che dalla porta S.Michele conduce allo Stradone (attuale via Martiri della Libertà) e che era stato ceduto nel 1810 dall'allora Governo francese al Comune. Tale edificio era da ristrutturare essendo stato utilizzato come ospedale e come alloggiamento militare; al momento era adibito a fabbrica delle carrozze, nonchè a deposito delle carrozze funebri e ben si prestava per collocazione e spazi alle necessità della Scuola. Il progetto dei lavori di adeguamento e strutturazione dell'edificio in tale sede venne presentato nel 1819; la stima peritale si concluse l'anno successivo e nelle previsioni si auspicava il completamento dei lavori entro un quadriennio. Si diede inizio all'opera, ma ben presto gli amministratori compresero che, per ragioni contingenti di bilancio, la ristrutturazione della cosiddetta "Fabbrica" comportava spese troppo gravose per le finanze dello Stato ducale, e pertanto all'inizio dei lavori rinunciarono a proseguire nella sistemazione edilizia della Scuola veterinaria. Intorno al 1820 gli allievi, vista l'inadeguatezza delle strutture, le ristrettezze economiche del Governo, consci del particolare momento politico, mostrarono insoddisfazione per l'istruzione ricevuta, piuttosto ibrida, molto teorica e poco pratica. Iniziarono a disertare le lezioni e rinunciarono a proseguire gli studi nella Scuola, determinandone il fallimento istituzionale e la conseguente soppressione, di fatto sancita con Rescritto Sovrano di Maria Luigia il 5 novembre 1821. Nel frattempo il prof. Benvenuti fu nominato veterinario di Stato, nonchè professore emerito della Scuola veterinaria con la qualifica di sostituto alla cattedra di Medicina. Negli anni successivi forte fu il disappunto dei governanti ducali costretti a stipendiare un valido professore, inoperoso suo malgrado, e a inviare all'estero con sussidi pubblici i giovani desiderosi di apprendere l'arte veterinaria. La Duchessa Maria Luigia, ancora una volta sensibile ai problemi della zooiatria, ma soprattutto dell'ippiatria, dopo undici anni di sospensione, il 25 ottobre 1832, ripristinò con Sovrano Decreto l'insegnamento della Veterinaria nella Facoltà Medico-Chirurgico-Farmaceutica, riaffidando il corso al professor Benvenuti che lo tenne fino alla sua morte, avvenuta ad appena cinquant'anni il 30 settembre 1839. Il corso aveva la durata di tre anni e per accedervi occorreva aver regolarmente ultimato gli studi filosofici (liceali). Nella Scuola venivano svolti i seguenti insegnamenti:
Gli studenti seguivano lezioni teoriche e dimostrazioni anatomiche particolarmente atte allo studio zooiatrico, oltre a quelle comuni agli altri studi medico-chirurgici-farmaceutici. Agli aspiranti maniscalchi era consentito frequentare la Scuola per due anni senza l'obbligo di seguire corsi teorici. Non potendosi svolgere la parte applicativa per mancanza di un'adeguata clinica, al termine del triennio, prima di accedere alla libera professione, gli studenti che avevano sostenuto con profitto tutti gli esami, dovevano superare un esame teorico-pratico, previo un tirocinio di dodici mesi presso un veterinario approvato. Per quanto concerne la sede, questa volta, ancor prima di dare inizio ai corsi vennero indicati i locali da destinare alla clinica veterinaria ed alla dissezione degli animali.
Riattivazione della Scuola veterinaria di ParmaPer far fronte alla situazione succitata, nel 1841 per volontà di Maria Luigia fu aperto un concorso per docenti, ma tutto fallì per mancanza di titoli di merito nei concorrenti. L'infruttuoso esperimento spinse il Governo ad indire un nuovo concorso nel 1843 riservato ai giovani medici chirurghi dello Stato, fra i quali ne sarebbero stati scelti alcuni da inviare a spese del Governo del Ducato a studiare Zooiatria all'estero. Fra i vari concorrenti risultarono vincitori i dottori Pietro Delprato (1815-1880) e Francesco Lombardi (1815-1887) i quali furono mandati a frequentare il corso biennale di Zooiatria a Milano. Sempre nel 1847 l'Istituto trovò una più confacente sistemazione nell'edificio del Giardino San Vitale, detto Casino o Giardino della Salnitrara, edificio acquistato dal Governo Ducale per volontà della Duchessa Maria Luigia al fine di dare collocazione stabile alla Scuola di Veterinaria, di cui venne decretata la fondazione il 16 marzo 1848 da Carlo II di Borbone, successo nel frattempo a Maria Luigia, deceduta il 17 dicembre 1847 dopo "forte febbre reumatica". "In una delle parti più amene di questa città, compresa tra la Porta Santa Maria, detta Nuova, il Convento delle Madri Capuccine, ed il torrente Parma, fu eretto questo utilissimo Istituto. Lo Stabilimento è ben provveduto di comode infermerie per ogni genere di animali domestici. Chi visiti i Gabinetti anatomico, patologico, ecc., mal potrebbe persuadere ch'essi abbian potuto raggiungere tanto sviluppo, se considera che tanto vicina è l'epoca della loro fondazione. Gli animali vi sono curati con ogni attenzione, ed il proprietario non ha che a rimborsare le spese di mantenimento e dei medicamenti. Durante il corso degli studi, hanno i discepoli ogni mezzo di perfezionarsi nella pratica, perché fanno soggetto della medesima i trecento (300) animali ammalati circa che annualmente ci vengono accolti e curati, e perciò ogni studente ne' tre anni di corso veterinario può vedere e studiare novecento (900) ammalati circa, oltre quelli che i Professori nella loro pratica privata possono far conoscere ai medesimi" Con l'avvento al trono del Duca Carlo III, che aveva istituito una commissione speciale d'indagine sulla condotta religiosa, morale e specialmente politica dei professori dell'Ateneo, nelle Facoltà e nelle Scuole superiori purtroppo sorsero sospetti, si crearono discordie, soprattutto politiche, che fomentarono dolorose persecuzioni governative, affrontate con nobile resistenza da parte di taluni docenti della Scuola veterinaria parmense. Basti ricordare che nel 1849 ben tre professori della Scuola veterinaria, Delprato, Lemoigne e Passerini, furono destituiti dall'incarico per aver simpatizzato con i moti insurrezionali del 1848, che avevano portato alla formazione di un Governo parmense provvisorio, decaduto poi nel 1849, con l'entrata in Parma delle truppe austriache. Il 6 luglio 1857 il Governo ducale volendo rendere celebre la Scuola veterinaria parmense, reggente Luisa Maria Teresa di Berry, emanò un Sovrano Decreto che apportava ulteriori modifiche ed introduceva nuove materie,
Al termine degli studi il discente doveva superare un ultimo esame teorico, dopo di che gli veniva conferita la laurea col titolo di dottore in Zooiatria. Le cattedre furono portate a quattro, elevando al grado di professore i due coadiutori che già vi erano addetti. Gli insegnamenti di Botanica e Chimica ed i relativi programmi d'esame erano comuni con gli studenti di Medicina: da qui la necessità di avere allievi con conoscenze paritetiche di istruzione secondaria.
Regia scuola secondariaCessato il 18 agosto 1859 il Governo dei Borboni e compiutasi l'annessione al Regno d'Italia, la Scuola di Parma, che fino ad allora era a buon diritto considerata tra le migliori della penisola, fu relegata ad un livello inferiore. Infatti il nuovo ordinamento del Regno, Decreto del 22 gennaio 1860, dichiarava superiori le Scuole veterinarie di Milano e Torino e nel 1861 anche quella di Napoli, ritenendo secondarie le altre. Dopo la costituzione del Regno d'Italia, l'Ateneo parmense, per disposizioni assurde, subì più iatture che benefici, ebbe più disagi che vantaggi, tant'è che nel prosieguo degli anni si andava sempre più delineando un marcato e progressivo decremento delle immatricolazioni. Ad evitare ulteriori ed irrimediabili danni alla propria Università, Parma ed il suo Comprensorio, sempre protesi verso l'elevazione culturale e sociale del proprio Ateneo, con un meccanismo di propulsione autonomo non esitarono a correre ai ripari istituendo nel 1877 (R. Decreto N. 4148 del 3 settembre 1887) il Consorzio Universitario Parmense, un'istituzione morale di durata venticinquennale, alimentata dalla generosità di vari Enti ed Amministrazioni locali col lodevole intento di "tutelare l'esistenza della locale Università, promuoverne gli interessi, contribuire con sovvenzioni pecuniarie e in ogni altro modo al miglioramento delle sue condizioni ed all'incremento degli studi che si compiono in Essa e nelle Scuole ed Istituti attualmente annessi alla Medesima".
La costituzione del Consorzio produsse nell'immediato qualche benefico effetto sulle varie Facoltà d'Ateneo, soprattutto Medicina e di riflesso anche la Scuola veterinaria, ad essa aggregata, vide rafforzate le proprie dotazioni d'Istituto e potenziato l'insegnamento con l'attivazione di nuove cattedre. Nel 1880 la Scuola veterinaria parmense istituì infatti la cattedra di Patologia generale e Anatomia patologica, che venne ricoperta dal prof. Gian Pietro Piana (1852-1911), cui venne affidata anche la direzione del relativo Gabinetto."... (3) Ad aumentare le dotazioni degli istituti scientifici e dei gabinetti; (4) A completare l'insegnamento della Scuola Veterinaria; (5) E in genere ad indurre l'Università nelle condizioni volute dagli ordinamenti legali attuali ed avvenire. ..." Dal pareggiamento alla giubilazioneNonostante il buon seme gettato dal Consorzio per il miglioramento quanti-qualitativo dell'attività didattica e scientifica dell'Alma Mater, sull'Ateneo dell'ex Ducato rimaneva l'immeritato sigillo di Università di seconda categoria con tutte le implicazioni correlate, a cominciare -per legge di mercato, dall'ovvia impossibilità di trattenere i membri migliori del corpo insegnante, formatisi nel nostro Ateneo o nelle nostre Scuole, dal trasferirsi ad altra Università o Scuola di livello superiore; oppure l'improponibilità di chiamare da altre sedi di primo ordine o dall'estero personalità accademiche di chiara fama, capaci di dare lustro e prestigio al nostro Ateneo, ingiustamente inserito, nonostante la nobiltà di tradizioni e la ricchezza di gabinetti scientifici, nella categoria inferiore.
Di fronte a questa frustrante situazione grande fu la delusione degli Amministratori universitari che videro mortificati e vanificati molti dei loro sforzi economici. Ancora una volta, onde evitare maggior iattura all'Alma Mater, spinti dall'indimenticabile Sindaco Senatore G.Mariotti, i Consigli provinciale e comunale di Parma, seppero reagire con incisiva e sagace maestrìa istituendo, a distanza di dieci anni dalla fondazione del Consorzio Universitario Parmense, un'ulteriore convenzione con il Governo italiano: la cosiddetta Convenzione del pareggiamento della R. Università di Parma agli Atenei più importanti del Regno, cioè a quelli di primo ordine, sopperendo alle spese necessarie (R.D. del 14 luglio 1887, esecutivo dal 1 gennaio 1887). In seguito alla Convenzione di pareggiamento il Consorzio Universitario "non ebbe più a servire che in parte agli scopi per il quale era stato istituito", ma rimase per favorire lo sviluppo dell'Ateneo, provvedendo alla creazione di borse di studio, all'elargizione di sovvenzioni ai vari Gabinetti scientifici, al miglioramento delle strutture edilizie, a potenziare l'attività di ricerca."In forza di tale Convenzione la Provincia ed il Comune di Parma si obbligarono a versare annualmente nelle Casse dello Stato la somma di lire 40.000 per ciascuno, mentre lo Stato assumeva a suo carico tutta la spesa necessaria per il mantenimento dell'Università, in conformità alle esigenze di un'Università di primo ordine ..." Il pareggiamento produsse benefici effetti sull'intero Ateneo, dando nuovo impulso e vigore alla vita universitaria che vide incrementare il corpo docente e non docente, nonchè le dotazioni finanziarie dei singoli stabilimenti scientifici. Nel contempo il pareggiamento rimise nel giusto equilibrio il trattamento economico degli insegnanti e del personale non docente, che ricevettero così retribuzioni pari a quelle dei colleghi degli Atenei cosiddetti maggiori. La Scuola veterinaria parmense aggregata alla Facoltà Medica, dalla saggia ed opportuna equiparazione trasse buoni frutti; fu tolta da quell'immeritato grado di inferiorità in cui una legge ingiusta l'aveva relegata diciassette anni prima (Decreto Farini del 22 gennaio 1860 N. 25). La Scuola ricevette dotazioni più congrue per le esigenze didattiche e di ricerca, ma soprattutto le furono assegnati tre professori ordinari e due straordinari e così fu portata al livello dei più importanti Istituti del Regno. Le immatricolazioni degli studenti ebbero un progressivo aumento e in un decennio raddoppiarono gli iscritti. Nel 1891 il 29 gennaio veniva approvato il Regio Decreto Boselli (G.U. n. 72 del 27/03/1891), che raccoglieva e coordinava in un unico testo tutte le disposizioni regolamentari per le Regie Scuole superiori di Medicina veterinaria in Italia. Esso introduceva nuovi insegnamenti, in relazione alle nuove esigenze sociali ed allo sviluppo scientifico delle scienze veterinarie. La durata degli studi era di quattro anni e gli insegnamenti risultavano così distribuiti:
Fu anche consacrato il principio che per gli insegnamenti di Zoologia, Anatomia comparata, Fisica, Chimica, Botanica e Fisiologia generale si doveva profittare di quelli dati dai professori titolari delle rispettive cattedre delle Università o di altri Istituti superiori. L'esame di laurea consisteva in una dissertazione scritta liberamente dallo studente su una tematica da lui scelta tra le materie degli esami "speciali" (professionali) ed intorno ad alcune tesine scelte parimenti in quelle materie, ed in una prova pratica. L'esame doveva esser dato davanti ad una Commissione costituita da tutto il corpo docente e presieduta dal direttore della Scuola fino ad arrivare alla composizione di 11 membri. Nell'anno 1918/19 si assistette ad una lenta ripresa dell'attività: il numero degli iscritti era di 41 unità e, a dimostrazione di quanto già detto, un solo studente si laureò. Nei quattro anni successivi, comunque, il numero degli iscritti raddoppiò. E' utile ricordare comunque che gli studenti non provenivano solo dalla provincia di Parma, ma anche dalle province limitrofe o quantomeno abbastanza vicine. Erano già maturi i tempi per dar corso ai lavori di strutturazione e di adattamento dell'edificio con convenzioni già approvate dal Ministero della Pubblica istruzione (Legge luogotenenziale n. 81 del 19 gennaio 1919), allorché cominciava ad aleggiare il "crucifige" sulla Scuola veterinaria parmense. La ristrutturazione del vecchio edificio poteva attendere; sopraggiungeva la legge Gentile sull'ordinamento dell'Istruzione superiore, e la Scuola secolare veterinaria di Parma, ancora una volta, immeritatamente e "a tavolino", veniva sacrificata. E' (s)piacevole far tornare alla mente quanto riferito dal prof. A. Monti, illustre anatomopatologo pavese, in seno al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il quale riportava il parere unanime espresso a riguardo dalla Commissione permanente di Medicina. Tenuto conto che il problema del riordinamento delle Scuole veterinarie non poteva esser disgiunto da quello del numero e della distribuzione geografica delle Scuole stesse, avendone cinque nella Valle Padana (Torino, Milano, Parma, Modena e Bologna), una sola nell'Italia centrale (Pisa), una nell'Italia meridionale (Napoli) e nessuna nelle isole, la Commissione si espresse all'unanimità "nel riconoscere la necessità di dare una Scuola veterinaria alla Sardegna ed una alla Sicilia, trasportandovi due delle Scuole dell'Italia superiore". Nella conclusione della relazione fatta propria dall'intero Consiglio, il relatore con parole squillanti auspicava che "se le cinque Scuole attualmente esistenti nella Valle del Po dovessero esser ridotte ad una sola, questa dovrebbe avere la sua sede a Parma. Questa gode di una posizione centrale rispetto a tutte le province dell'Alta Italia, con facili vie di comunicazione, nel cuore di una zona agricola importantissima per l'allevamento del bestiame". Intanto con R.D. 30 settembre 1923 N.2102 la R.Università di Parma veniva inclusa tra gli Atenei di serie B e, in compagnia di Bari, Catania, Firenze, Messina, Milano, Modena, Perugia, Sassari e Siena, vi rimarranno fino al 1 luglio 1937. La reale differenza tra le Università di categoria A e quelle di categoria B era unicamente di ordine finanziario, abbastanza discriminante e faziosa per la verità. La gestione infatti degli Atenei di fascia A era ad esclusivo carico dello Stato, mentre per quelli di serie B lo Stato stabiliva anno per anno una quota fissa di spesa, onnicomprensiva, che le Amministrazioni universitarie dovevano gestire autonomamente se volevano la sopravvivenza della loro Alma Mater. Nell'Anno Accademico 1923-24, ad esempio, il contributo statale per l'Università parmense veniva forfettariamente fissato in un milione di lire, mentre il rendiconto consuntivo d'Ateneo era più del doppio. Ancora una volta gli Enti locali e la Cassa di Risparmio di Parma diedero dimostrazione concreta del loro attaccamento all'Università, stipulando un'apposita convenzione, valida anche per gli anni successivi, che li obbligava a versare contributi integrativi delle eventuali somme mancanti, in modo da far fronte dignitosamente alle attività didattiche e di ricerca, ma soprattutto per appagare le attese retributive del personale docente e non docente. Nel 1923, nell'ambito di una serie di interventi intesi a riorganizzare le Scuole superiori di veterinaria, con Regio Decreto N.2492 del 31 ottobre veniva nuovamente soppressa la R.Scuola di Medicina veterinaria di Parma, unitamente a quella di Modena, mentre si creavano i presupposti per la fondazione di nuove Scuole a Messina e a Sassari, al fine di avere una migliore distribuzione territoriale delle Scuole di Veterinaria stesse.
Regio istituto superiore di medicina veterinariaUn anno dopo però, riconosciuta "l'assoluta necessità per rispondere alle esigenze di quell'ambiente particolarmente ricco dal punto di vista zootecnico che a Parma mette capo", grazie anche all'intervento dei Senatori Mariotti e Berenini, quest'ultimo allora Magnifico Rettore dell'Ateneo parmense, con Regio Decreto n. 1850 del 23 ottobre 1924 la R. Scuola veniva ripristinata come R. Istituto Superiore di Medicina veterinaria posto alle dipendenze del Dicastero dell'Economia nazionale, mantenendosi questa volta distaccato dall'Alma Mater. Per quanto l'Istituto fosse stato riavvicinato all'Università, manteneva la sua indipendenza e le caratteristiche di Istituto superiore di tipo A, non aggregato alla Facoltà medica, conservando qualche amarezza, derivante soprattutto dall'essersi la Scuola staccata dall'ambiente universitario, entro il quale si era formata ed era vissuta fino a cinque anni prima. Circa la sistemazione edilizia, torna utile ricordare come questa subì un primo rinnovamento con il restauro delle cliniche (in particolare quella chirurgica) nel 1928; restauro consentito da assegni straordinari principalmente concessi dal Dicastero dell'Economia nazionale, il cui finanziamento permise altresì di rispondere in modo adeguato alle esigenze didattiche, di incrementare le attrezzature nei vari laboratori, migliorandone il funzionamento. Ma un nuovo e notevole impulso al miglioramento edilizio dell'Istituto venne dato negli anni 1929/30/31 quando, grazie all'intervento del Consorzio Universitario di Parma, si provvide alla radicale sistemazione di tutti i laboratori, ed alla costruzione di un nuovo padiglione per la patologia medica e le malattie infettive. In quegli anni l'affluenza lla Scuola si mantenne elevata, anche se dal 192 per l'immatricolazione divenne obbligatorio presentare il diploma di maturità classica o scientifica, togliendo ai licenziati degli Istituti tecnici, che precedentemente costituivano la mag ioran a, la possibilità dell'iscrizione. Con il riordinamento della legge per l'esercizio delle professioni sanitarie anche per il medico veterinario divenne obbligatorio l'iscrizione ai Sindacati professionali per esercitare la propria attività. Nel 1924 il Ministero, venendo incontro a tale esigenza introduceva una normativa che, applicata per la prima volta nel 1926, imponeva il superamento dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di veterinario, riconoscendo alla laurea o al diploma conferiti dalle Università e dagli Istituti superiori solo valore di qualifica accademica. Tale prova d'esame aveva luogo in una sola sessione, in sedi e con commissioni stabilite anno per anno dallo stesso Ministero. Nel decennio in cui la Scuola superiore di Medicina veterinaria di Parma fu staccata dall'Ateneo, trasformandosi in Regio Istituto superiore di Medicina veterinaria, non venne mai meno la ricerca scientifica e soprattutto l'impegno didattico, l'efficienza dell'insegnamento teorico e l'efficacia di quello pratico, tant'è che la miglior verifica si poteva avere annualmente nell'esito degli esami di Stato. I medici veterinari laureati a Parma in confronto con quelli degli altri Istituti superiori figuravano sempre in primissima linea. In proposito il prof. Brentana (1866-1936), direttore del R. Istituto, in una sua relazione, auspicante l'aggregazione dell'Istituto all'Alma Mater, si compiaceva nel sottolineare che i 97 laureati a Parma in Medicina veterinaria nel periodo 1927-1932 erano riusciti "tutti abilitati e con votazioni molto soddisfacenti". Con la soppressione della Scuola veterinaria di Modena nel 1926 fu trasferita a Parma la raccolta museale di preparati di anatomia macroscopica normale e patologica andando così ad arricchire ulteriormente il patrimonio del Gabinetto parmense di Zootomia. Tali preparati che fanno tuttora bella mostra in due ampi saloni del 'Istituto di Anatomia normale degli animali domestici, al di là del loro valore storico culturale, rappresentano ancor oggi preziosi mezzi didattici, validissimi per lo studio delle discipline morfologiche, molto utili per i discenti di veterinaria e interessanti per gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori che ogni anno, numerosi, visitano il Museo. Da ricordare che nel 1938 fu introdotto l'obbligo di effettuare un tirocinio pratico semestrale prima di sostenere gli esami di abilitazione alla professione di veterinario. Durante il periodo bellico si ebbe la soppressione dei Sindacati professionali (D.L. Lgt. n. 369 del 23 novembre 1944) ed il ripristino degli ordini con revisione degli Albi (D.L. Lgt. n. 382) del 23 novembre 1944); gli esami di abilitazione furono sospesi e furono riattivati con decorrenza dall'Anno Accademico 1956-57 (D.L. n. 1378 dell'8/12/56).
Facoltà di Medicina Veterinaria
A Parma la Facoltà cercò sempre di migliorare le proprie strutture per conformarle al nuovo ordinamento universitario. Incrementò le proprie attrezzature, diede maggior impulso sia alle attività didattiche che a quelle pratico-applicative, diede più spazio alla ricerca scientifica, articolandola su argomenti vari e di notevole interesse, documentati da numerose pubblicazioni. Col primo Novembre 1938 la Facoltà di Medicina veterinaria di Parma si adeguò al nuovo ordinamento didattico (R.D. 30 settembre 1938 n. 1652) che imponeva il superamento di diciotto esami fondamentali e tre complementari per essere ammessi all'esame di laurea. Durante la seconda guerra mondiale (1940/45), sottili espedienti contribuirono a mantenere elevato il numero degli studenti e, tra questi, le particolari agevolazioni di esenzione di chiamata alle armi di cui fruivano gli iscritti a Medicina e Chirurgia e Medicina veterinaria. L'affollamento venutosi a creare nella nostra Facoltà ebbe infatti uno sfogo nel passaggio di molti studenti da Medicina e Chirurgia a Medicina veterinaria, con corso di durata più breve e (forse) di minor impegno. Nel periodo bellico l'attività didattica e quella scientifica risentirono ovviamente della assenza, per ragioni contingenti di un valido corpo docente.
Nel 1964, ultimato il primo stralcio della costruzione, un gruppo di Istituti prendeva possesso dei nuovi edifici, alla cui inaugurazione, avvenuta ufficialmente il 19 giugno 1966, intervenne il Ministro della Pubblica Istruzione On.Luigi Gui, unitamente alle maggiori autorità accademiche della Regione e della Provincia. Si dovette però attendere fino al 1973, rettore il prof. Cessari, Preside Delfo Artioli e direttore amministrativo il dott. Gian Paolo Usberti, perché la Facoltà tutta potesse completare il proprio trasferimento nell'attuale sede. Nel frattempo il 23 ottobre 1969 con D.P.R. N.897 veniva approvato il nuovo ordinamento didattico del corso di laurea in Medicina veterinaria, secondo le norme C.E.E. L'insegnamento veniva portato a cinque anni ed anche la Facoltà di Parma vi si adeguava (D.P.R. il 31 ottobre 1973), iniziando il nuovo corso degli studi con l'Anno Accademico 1973-74 (G.U. N. 150 del 10 giugno 1974). L'insegnamento veterinario era caratterizzato da un biennio propedeutico di almeno 560 ore di lezioni teorico-pratiche ed un triennio professionale con 43 discipline da svolgere in non meno di 3690 ore di corso. Lo studente per completare le 4500 ore complessive d'insegnamento doveva poi scegliere 3 discipline complementari tra quelle proposte ed attivate dalla Facoltà. Nel 1981 per iniziativa del prof. Gianelli, direttore della Biblioteca generale, usciva il primo volume degli "Annali della Facoltà di Medicina veterinaria di Parma", pubblicazione che ogni anno raccoglie esperienze scientifiche del corpo docente dei vari Istituti e documenta la vita della Facoltà parmense nei suoi multiformi aspetti didattici, culturali e professionali.
Gli ordinamenti didattici degli ultimi lustriNell'Anno Accademico 1989-90, in base al D.P.R. 28 agosto 1986 N. 947 (P.R. 31 ottobre 1988; G.U. N. 133 del 9/6/89) riguardante le modificazioni all'ordinamento didattico universitario del corso di laurea in Medicina veterinaria, veniva introdotto il concetto innovativo di reclutamento degli studenti da immatricolare: il numero chiuso o programmato da correlare al potenziale didattico della Facoltà. Consolidati i cinque anni di studio e le 4500 ore di lezioni teorico-pratiche, comprensive anche del semestre di tirocinio pratico post-lauream, il nuovo programma di studi, oltre richiamare l'attenzione sulla necessità di disporre di strutture adeguate all'espletamento delle lezioni pratiche (ospedali veterinari, aziende zootecniche, ecc.), prevedeva 44 materie d'insegnamento comune e 6 di orientamento, queste ultime scelte dallo studente tra quelle attivate dalla Facoltà nei cinque indirizzi proposti: clinico, ispettivo, infettivistico, zootecnico, biopatologico generale e sperimentale. La frequenza ai corsi era obbligatoria ed era previsto lo sbarramento d'iscrizione al secondo triennio per gli studenti che non avevano superato gli esami del biennio propedeutico. Lo studente per conseguire la laurea doveva superare 25 esami più una prova di conoscenza elementare della lingua inglese. Appena ultimata questa innovativa esperienza didattica ecco comparire sulla G.U. N.10 del 2 maggio 1994 il Decreto M.U.R.S.T. del 25 febbraio 1993, che apporta nuove riforme all'ordinamento didattico universitario per il conseguimento della laurea in Medicina veterinaria. Avvalendosi di strutture adeguate soprattutto all'insegnamento professionale, nel primo quadriennio, sono previste 3450 ore di lezioni teorico-pratiche suddivise in 15 distinte aree disciplinari, a loro volta caratterizzate da 25 corsi cosiddetti integrativi, che raccolgono tutte le materie fondamentali capaci di offrire una solida preparazione di base per il professionista generico. Tutto questo si concretizza nella frequenza obbligatoria alle lezioni e nel superamento di 25 esami finali, più un esame di conoscenza della lingua inglese ad orientamento medico scientifico. Nel quinto anno di corso con 650 ore di lezioni teorico-pratiche, suddivise in 6 aree disciplinari con altrettanti corsi integrati ed esami finali, lo studente dovrà attivarsi nella scelta di uno dei moduli professionalizzanti proposti dalla Facoltà e più confacenti alla sua attività professionale. Negli ultimi 30 anni, allargato l'organico del corpo docente, potenziate le strutture, la Facoltà di Parma, sempre sensibile ed aperta al rapido e continuo progresso delle scienze veterinarie, ha dato prova di costante impegno nell'educazione permanente del veterinario al fine di arricchirne, in rapporto alle esigenze moderne, il patrimonio culturale sul piano dell'attività e abilità professionale sociale ed economica. Essa ha fatto proprie le nuove acquisizioni tecniche e scientifiche diffondendole alla classe veterinaria italiana, attraverso conferenze, seminari, convegni, corsi di aggiornamento e di perfezionamento, rivolgendo particolare attenzione al settore agro-alimentare, al ruolo del veterinario nei confronti delle produzioni zootecniche destinate all'alimentazione umana, vagliandone gli aspetti igienico-sanitari, annonari, tecnologici, ecologici, commerciali, legislativi, sociali, ecc. Particolare merito di questo va dato al prof. Delfo Artioli (1913-1993), indimenticato Preside della Facoltà, cui cedette, insieme al suo sapere, tutte le sue nobili energie, allo scopo di accrescerne il prestigio e di migliorare la professionalità dei suoi allievi. La Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma, convinta che il confronto con altre culture europee, con altri sistemi di insegnamento non possa che giovare ai discenti, desiderosi di integrarsi nella Comunità ed arricchirne il loro bagaglio culturale e mentale, nel 1991 ha accolto ed ha aderito con entusiasmo al progetto europeo di interscambio: il cosiddetto progetto ERASMUS. Si tratta di un progetto, tuttora in vigore, volto a promuovere l'interscambio degli studenti universitari, unitamente alla cooperazione nel campo dell'istruzione superiore tra le Università della Comunità Europea, nonchè Norvegia e Svizzera, riconoscendo allo studente, oltre un contributo finanziario, la possibilità di frequentare determinati corsi istituzionali nell'Università ospitante, sostenerne eventualmente gli esami, garantendone il riconoscimento nella Facoltà di appartenenza. Da allora numerosi sono gli studenti della Facoltà parmense che hanno potuto fruire di tale mobilità frequentando corsi a: Glasgow (UK), Lyon (F), Maison Alfort (F), Thessaloniki (GR), Utrecht (NL), Zaragoza (E). All'inizio degli anni '90 la nostra Facoltà, volendo dare ai giovani laureati una più qualificata scelta nella professione, propose l'istituzione di due nuove Scuole di specializzazione che, attivate nell'Anno Accademico 1991-92, sono tuttora funzionanti Sanità pubblica veterinaria, diretta dal prof. F.Scatozza; Occorre aggiungere che, in base al D.M. 8 marzo 1994, pubblicato sul S.O. n. 121 della G.U. n. 198 del 25 agosto 1994, riportante le "Modificazioni all'ordinamento didattico universitario relativamente alle Scuole di specializzazione del settore veterinario", sono in fase di attuazione altre sette Scuole di specializzazione riguardanti: Con questa breve rassegna dei centocinquant'anni di insegnamento della Medicina veterinaria a Parma, abbiamo voluto, reverenti, dare testimonianza dell'operosità dei nostri Maestri, che hanno contribuito al progresso della Scuola veterinaria parmense. Abbiamo voluto accompagnare un po' per mano i lettori, soprattutto più giovani, in un "excursus" storico-burocratico di grande ampiezza temporale e culturale per la Facoltà di cui siamo stati allievi. Nel fissare le vicende principali di questi anni di arte e scienza veterinaria parmense abbiamo voluto offrire un momento di riflessione sul cammino percorso dai nostri predecessori, aiutando i giovani a rendersi conto di quante difficoltà di ordine politico-burocratico ed economico, siano state superate, quanti gli sforzi compiuti e le rinunce fatte al fine di dare maggior sviluppo alla nostra Facoltà. Abbiamo voluto poi sottolineare come i centocinquant'anni di vita dell'istruzione veterinaria a Parma, storicamente siano iniziati almeno trent'anni prima. Infatti si deve por mente al 1814 allorché il primo ministro Magawly avviò l'insegnamento dell'istruzione veterinaria, chiamando a tenere il corso presso la Facoltà Medico-Chirurgica-Farmaceutica dell'Ateneo Ducale il professor M.L.Melchiorre Benvenuti che lo tenne fino al 1821 e, dopo una sospensione di undici anni, lo riprese fino alla sua morte (1839). Abbiamo voluto ricordare come la riattivazione della Scuola veterinaria (1845) aggregata all'Alma Mater, non sia stata un fatto socio-culturale improvviso od estemporaneo, ma il coronamento di profonde aspirazioni politiche ed economiche, antiche di almeno settantacinque anni. Va tenuto presente, infatti, l'elemento progenitore: nel 1770 (e forse ancor prima) fu inviato ad Alfort il giovane Giuseppe Orus per apprendere l'arte veterinaria ed al suo ritorno insegnarla nel Ducato, ma caduto in disgrazia il primo ministro Du Tillot, l'insipienza del Governo ducale non seppe cogliere il frutto. Abbiamo voluto rimarcare poi la delusione del corpo docente della Scuola che nonostante le benemerenze acquisite in campo culturale e professionale, con alcuni Regi decreti (soprattutto il R.D. 2492 / 1923), si vide declassato e vanificati tutti gli sforzi, anche economici, fino ad allora sostenuti in favore dell'istruzione veterinaria. Da ultimo, attraverso questa rievocazione storica, abbiamo voluto affidare un messaggio ai giovani, affinché sappiano trarre dall'opera dei loro Maestri ispirazione e incitamento allo studio ed alla ricerca, conservare il patrimonio culturale ricevuto, alimentarlo e trasmetterlo alle generazioni che verranno per fare sempre più grande la Facoltà di Medicina veterinaria di Parma.
Elenco degli Istituti della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Parma e anno di loro istituzione
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
* : eccetto il periodo novembre 1849-gennaio 1854.
Un doveroso ringraziamento lo dobbiamo al dottor Roberto Guasti per averci gentilmente messo a disposizione il prezioso materiale bibliografico allegato alla sua tesi di Laurea.
Un grazie per averci facilitato nelle ricerche va al prof. Valter Pratissoli ed al giovane Giorgio Morini, appassionati cultori di memorie storiche, nonché alle signore Wilma Castelli e Milena Giuberti per il materiale fotografico.
Un aiuto prezioso ci è stato offerto dal signor Riccardo Berselli e dalla signora Mariangela Schiena che qui sentitamente ringraziamo.
Il nostro pensiero riconoscente va al dottor Luciano Silingardi ed al rag. Vittorio Rabaglia, rispettivamente Presidente e Segretario generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma senza la cui signorile disponibilità questo opuscolo non avrebbe mai potuto aver luce.
La bibliografia completa apparirà in una pubblicazione in estenso e farà parte del VOLUME CELEBRATIVO che rappresenterà anche il coronamento delle varie manifestazioni scientifiche e culturali, commemorative del 150° anniversario della riattivazione dell'insegnamento medico veterinario a Parma.
|
|
Versione standard | Versione per ipovedenti | Condizioni per l'utilizzo del servizio Powered by CampusNet - Pagine curate dall'Amministratore |